Quando il cibo raggiunge l’apparato digerente, l’organismo non riceve soltanto nutrienti. L’intestino rilascia anche segnali che comunicano al pancreas, allo stomaco e al cervello che è arrivato un pasto. Uno di questi segnali è l’ormone GLP-1.
Ozempic riproduce lo stesso segnale, ma mantiene attivo il recettore GLP-1R molto più a lungo. Per capire perché chi lo assume può avere meno fame, sentirsi sazio prima e controllare meglio la glicemia, è utile vedere che cosa fa il GLP-1 naturale al pancreas, al fegato, allo stomaco e al cervello dopo un pasto.
Cos’è il GLP-1
GLP-1 significa glucagon-like peptide-1, cioè peptide-1 simile al glucagone. È un ormone naturale rilasciato dalle cellule della parete intestinale quando arriva il cibo.1
Possiamo immaginare il GLP-1 come un breve messaggio inviato dall’intestino: «Il cibo è arrivato, preparatevi a gestirlo». Possono riceverlo soltanto le cellule che presentano sulla propria superficie il recettore del GLP-1, chiamato GLP-1R. Il recettore funziona come un ricevitore: quando il GLP-1 vi si lega, trasmette il segnale all’interno della cellula e ne modifica l’attività.2
Lo stesso segnale produce quindi effetti diversi a seconda del tessuto bersaglio:
- Il pancreas rilascia più insulina quando la glicemia aumenta dopo un pasto e, nello stesso tempo, riduce il rilascio di glucagone.
- Lo stomaco può svuotarsi più lentamente, ritardando il passaggio del cibo nell’intestino.
- I circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione dell’assunzione di cibo ricevono un segnale che favorisce la sazietà.
Insieme, questi processi aiutano l’organismo a rispondere al pasto. La loro intensità e durata, tuttavia, cambiano a seconda che il segnale provenga dal GLP-1 endogeno ad azione breve, dal GLP-1 somministrato oppure da un agonista del recettore a lunga durata d’azione.
Come agisce il GLP-1 sull’insulina e sulla glicemia
Dopo un pasto, il glucosio ricavato dalla digestione dei carboidrati entra nel sangue. Il pancreas risponde rilasciando insulina, che aiuta a trasferire il glucosio dal sangue alle cellule e a immagazzinarne l’eccesso.
Il GLP-1 potenzia questa risposta insulinica soprattutto quando la glicemia è elevata. Non provoca il rilascio di insulina in qualsiasi situazione: aiuta il pancreas a rispondere all’aumento della glicemia dopo il pasto.1,3
In pratica, il glucosio viene gestito in modo più efficiente dopo il pasto e la glicemia, in genere, non aumenta altrettanto bruscamente. Questo effetto è uno dei motivi per cui gli agonisti del recettore GLP-1 vengono impiegati nel trattamento del diabete di tipo 2.4
Il glucagone è il contrappeso dell’insulina
Insulina e glucagone regolano la glicemia in direzioni opposte. Dopo un pasto, l’insulina aiuta l’organismo a utilizzare e immagazzinare il glucosio. Tra un pasto e l’altro, il glucagone segnala al fegato di liberare il glucosio immagazzinato o di produrne altro.5
Entrambi gli ormoni sono prodotti nel pancreas. L’insulina abbassa la glicemia, mentre il glucagone la aumenta o contribuisce a impedirle di scendere troppo. Il glucagone, quindi, non è un ormone dannoso: tra i pasti aiuta a mantenere nel sangue un apporto energetico adeguato.
Dopo un pasto, il GLP-1 sposta temporaneamente questo equilibrio: potenzia il rilascio di insulina e riduce quello di glucagone. Il risultato pratico è duplice. L’organismo gestisce meglio il glucosio proveniente dal pasto e, nello stesso tempo, il fegato ne aggiunge meno dalle proprie riserve.3,5
Il GLP-1 riduce la fame o si limita a rallentare lo stomaco?
La riduzione della fame non si spiega soltanto con uno stomaco che si svuota più lentamente. La segnalazione del GLP-1 agisce anche sui circuiti cerebrali che regolano fame e sazietà.1 In un esperimento controllato, il GLP-1 somministrato ha aumentato la sazietà e ridotto il successivo apporto energetico. Negli adulti con obesità, dopo 20 settimane semaglutide ha ridotto anche la fame e il desiderio di cibo, mentre lo studio non ha rilevato evidenze di un ritardo dello svuotamento gastrico.6,7
Nel caso del GLP-1 prodotto dall’organismo, il rallentamento dello stomaco non è sempre il meccanismo principale. In uno studio in cui i partecipanti hanno bevuto glucosio, il GLP-1 rilasciato naturalmente ha influito soprattutto su insulina e glucagone, mentre il suo effetto sullo svuotamento gastrico è stato modesto.3 In un altro studio, invece, il GLP-1 somministrato ha rallentato lo svuotamento di un pasto liquido.8 L’importanza di questo effetto dipende quindi dalla forma del segnale, dal tipo di pasto e dalla durata dell’esposizione.
Cos’è un agonista del recettore GLP-1
Un agonista è una sostanza che attiva un determinato recettore. Il GLP-1 naturale attiva il GLP-1R, ma l’organismo degrada questo ormone nell’arco di pochi minuti.9 L’intestino può continuare a rilasciare altro GLP-1 finché la digestione prosegue, ma ogni singola molecola agisce solo per breve tempo.
Ozempic contiene semaglutide, una molecola modificata che attiva lo stesso recettore. L’organismo la elimina molto più lentamente e la sua emivita biologica è di circa una settimana.10,4 Ozempic, quindi, non è un’iniezione di GLP-1 naturale, ma una sostanza a più lunga durata d’azione che ne imita il segnale.
La differenza pratica sta nella durata. Il GLP-1 naturale aiuta a gestire un determinato pasto, mentre semaglutide stimola il recettore in modo prolungato per diversi giorni. I suoi effetti sulla glicemia, sulla fame e sulla sazietà, quindi, non si limitano al breve periodo successivo a un pasto.
Mounjaro e il farmaco sperimentale retatrutide condividono una parte del meccanismo di Ozempic: attivano anch’essi il GLP-1R. Aggiungono però altri meccanismi. Mounjaro contiene tirzepatide, che attiva anche il recettore GIP, mentre retatrutide attiva inoltre il recettore GIP e quello del glucagone. Per questo vengono descritti rispettivamente come un agonista duale e un agonista triplo.11,12
In sintesi
Il GLP-1 è un breve messaggio inviato dall’intestino dopo un pasto. Ozempic contiene semaglutide, che imita quel messaggio e mantiene attivo il recettore molto più a lungo.
In pratica, si combinano quattro effetti principali:
- il pancreas rilascia più insulina quando la glicemia è elevata,
- dopo un pasto si riduce il rilascio di glucagone, quindi il fegato aggiunge meno glucosio,
- lo stomaco può far passare il cibo nell’intestino più lentamente,
- il cervello riceve un segnale di sazietà più forte e un segnale di fame più debole.
Nessuno di questi processi, da solo, spiega l’effetto di Ozempic. Considerati insieme, chiariscono perché lo stesso medicinale può influire sulla glicemia, sulle dimensioni delle porzioni e sulla frequenza con cui una persona avverte fame durante la giornata.
Fonti
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